Sanità, approvata in Lombardia la legge sul dolore pelvico cronico: “Un passo concreto per patologie invisibili ma invalidanti”

Sanità, approvata in Lombardia la legge sul dolore pelvico cronico: “Un passo concreto per patologie invisibili ma invalidanti”.

Spelzini (Lega): “Riconosciute e ascoltate migliaia di donne. Una legge moderna, umana e inclusiva”

Milano, 24 giugno 2025 – Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità una legge storica per la salute femminile e il riconoscimento di patologie spesso trascurate: il nuovo provvedimento si occupa infatti del dolore pelvico cronico e delle malattie ad esso collegate, come endometriosi, vulvodinia e neuropatia del pudendo.

A farsi portavoce dell’iniziativa è stata la Consigliera regionale della Lega Gigliola Spelzini, firmataria e protagonista del percorso legislativo che ha portato alla definizione di un testo atteso da anni da pazienti, associazioni e professionisti sanitari.

Spelzini: “Abbiamo dato voce a chi per troppo tempo è stata ignorata”

“Oggi Regione Lombardia ha dimostrato di saper ascoltare e costruire risposte concrete, con uno sguardo umano, moderno e inclusivo – ha dichiarato Spelzini in aula –. Questa legge riconosce il dolore di migliaia di donne che per troppo tempo si sono sentite non credute, non ascoltate e non curate”.

Durante il suo intervento, la consigliera ha sottolineato l’impatto fisico, psicologico e relazionale di queste patologie, spesso considerate invisibili perché difficili da diagnosticare, ma con conseguenze altamente invalidanti sulla qualità della vita.

“In Italia – ha spiegato – l’endometriosi colpisce circa il 10-15% delle donne in età fertile, con diagnosi spesso tardive e trattamenti invasivi. La vulvodinia interessa circa il 15% delle donne, mentre per la neuropatia del pudendo non disponiamo ancora di dati certi, a causa della scarsità di rilevazioni epidemiologiche strutturate”.

Cosa prevede la nuova legge

La legge lombarda sul dolore pelvico cronico si propone di affrontare il tema con un approccio sistemico e multidimensionale, attraverso misure concrete, risorse già allocate nel bilancio regionale e una forte integrazione tra ospedali, medicina territoriale e specialistica. In particolare, la normativa prevede:

  • Istituzione di una rete regionale per la prevenzione, diagnosi e trattamento del dolore pelvico cronico.
  • Creazione di un registro epidemiologico regionale per raccogliere e analizzare dati sulle patologie correlate.
  • Formazione specifica del personale sanitario, con attenzione alla medicina di genere e agli approcci multidisciplinari.
  • Sostegno economico alle pazienti e accesso agevolato ai trattamenti, in particolare per le terapie non coperte dal SSN.
  • Promozione del ruolo delle associazioni di pazienti come parte attiva del percorso terapeutico.
  • Campagne di sensibilizzazione pubblica e l’istituzione di una giornata regionale dedicata al dolore pelvico.
  • Supporto alla ricerca scientifica e agli studi clinici innovativi, con focus sulla diagnosi precoce e sulla personalizzazione delle cure.

Un cambio di paradigma nella medicina del dolore femminile

Spelzini ha evidenziato come il nuovo quadro normativo sia frutto di un ascolto attivo da parte della Commissione Sanità, che ha raccolto testimonianze di pazienti, medici e associazioni:

“Il testo finale è stato modellato grazie al contributo di chi vive ogni giorno queste patologie: abbiamo costruito una legge inclusiva, concreta e applicabile, che cambia radicalmente l’approccio regionale alla medicina del dolore femminile”.

Un aspetto centrale della legge è anche l’attenzione al contesto familiare:

“Molte donne fanno fatica a parlare del proprio dolore per vergogna o pudore – ha detto Spelzini –. Per questo è fondamentale formare i sanitari e sostenere anche le famiglie, spesso coinvolte silenziosamente nel disagio”.

Una svolta attesa da anni

Per le associazioni che da tempo si battono per il riconoscimento dell’endometriosi e delle patologie connesse, la legge lombarda rappresenta una svolta attesa da anni. In un contesto nazionale in cui questi disturbi non ricevono ancora la piena attenzione che meritano, la Lombardia si pone all’avanguardia per approccio, strumenti e volontà politica.

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